Marcella Cardini
direttore responsabile
newslady@agendadelgiornalista.it
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Ci siamo lasciati indietro un anno durissimo per l’editoria italiana. Il 2009 ha inciso profondamente sui bilanci di agenzie d’informazione, carta stampata quotidiani, free press, periodici tv, radio, consentendo solo ai nuovi media, Internet, satellite e digitale terrestre, di registrare un’inversione di tendenza. Ma questi ultimi, rappresentano solo il 29% del mercato complessivo (Osservatorio new media & tv del Politecnico di Milano), troppo poco per poter costituire una speranza di ripresa.
Eccola la crisi in cifre: il mercato dei media in Italia è sceso nel 2009, assestandosi a 17 miliardi a fronte dei 18,5 miliardi del 2008 (dati Osservatorio new media). La flessione riguarda principalmente gli introiti pubblicitari che registrano (dati Nielsen) nel periodo gennaio ottobre 2009 un complessivo -15,6% dato da: tv (analogica e digitale) -12,6; stampa -23,2; radio -13,2. Non vanno meglio le vendite che per quotidiani e periodici fanno registrare una perdita di ricavi del 20%: da notare sono i cali di diffusione dei più grandi quotidiani italiani: il “Corriere della Sera” marca a settembre 2009 (dati Ads) una diffusione media di 566mila copie, ben - 11,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, “La Repubblica” scende a poco più di 496mila copie, - 16%; “Il Sole 24 Ore” a 306,500 copie, -8,7% rispetto ad un anno prima; la “Gazzetta dello Sport” perde il 7% attestandosi a 348mila copie. Per ritrovare queste cifre di diffusione bisogna andare indietro, agli inizi degli anni Novanta: solo che oggi il consumo mediatico degli italiani è in aumento. La spiegazione sta nel fatto che sempre più lettori abbandonano i giornali a favore dei media digitali. È quello che l’ottavo Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione definisce “press divide” ed è un fenomeno che va ben oltre la pur grave crisi economica del settore. È indispensabile che si delineino strategie e strumenti per uscire da questa crisi. È per questo motivo che Franco Siddi, segretario della Fnsi chiede che il governo convochi al più presto gli Stati generali dell’editoria. Le ricadute occupazionali sono pesantissime: a fine novembre quasi trenta società editoriali hanno fatto ricorso alle leggi sugli ammortizzatori sociali per esodi strutturali, cioè definitivi e almeno 600 sono i giornalisti in esubero con il rischio che possano diventare 700 entro la fine dell’anno.
La riforma dell’Ordine dei giornalisti la terza, dopo la “bozza Politi” e il decreto Siliquini mai arrivati a tagliare il traguardo comincia a muovere i primi passi. La commissione Cultura della Camera ha avviato la discussione della proposta di legge che prevede la modifica della legge 69/1963. I nodi della riforma non riguardano le impostazioni di principio della legge istitutiva dell’Ordine, ma alcuni dettami più strutturali e organizzativi. Tre sono i punti principali: la revisione del sistema di accesso alla professione, lo snellimento del numero dei componenti del Consiglio, la modifica della composizione e delle procedure degli organi chiamati a giudicare delle violazioni al codice deontologico. La proposta stabilisce che l’accesso alla professione passi per un percorso universitario: una laurea triennale e una biennio di specializzazione affidato a strutture riconosciute dall’Ordine dei giornalisti. Il secondo cardine della proposta prevede la riduzione dei componenti del Consiglio nazionale che attualmente è di 130 unità e rallenta ed appesantisce il lavoro del massimo organo rappresentativo. Il terzo punto prevede l’istituzione di una Commissione deontologica nazionale di nove membri per il trattamento dei procedimenti disciplinari meno gravi, avvertimento e censura. La sospensione e la radiazione rimarrebbero invece competenza del Consiglio nazionale. Infine il documento auspica la costituzione di un Giurì per la correttezza dell’informazione “quale organo terzo chiamato a dirimere su richiesta degli interessati, conflitti tra giornalisti e cittadini che si ritengono danneggiati da notizie false”. L’obiettivo è quello di rendere più tempestiva ed efficace l’azione del nostro istituto di autodisciplina. *** Anche per quest’edizione un sincero ringraziamento per l’impegno e l’aiuto che ci hanno offerto va alle segreterie di redazione e agli uffici stampa. Un grazie speciale e di cuore alla “mia” redazione che in un anno difficile, ha saputo lavorare con cura, meticolosità, attenzione, professionalità per offrire un’Agenda del Giornalista puntuale, completa, documentata.
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